Quale visione per il riuso del Porto Vecchio?

Inviato da Ercole Roi il Sab, 05/13/2017 - 07:09
Testo
Da poco più di un anno vivo da pensionato a Trieste e seguo con assiduità il dibattito e le iniziative pubbliche relative al riuso di Porto Vecchio, un area dalle potenzialità eccezionali. Mi sembra che siamo giunti ad un punto morto non tanto rispetto ai progetti, quanto rispetto alla capacità di governo dei processi. Si procede da convegno a convegno, a cui partecipano sempre le stesse persone, in cui si sottolinea la necessità di avere una visione complessiva del progetto e una capacità di governare il processo.
Nessuno però entra nel merito con proposte concrete. Non solo, non si riflette neppure sul passato recente delle esperienze in zona:
Porto San Rocco, concepito come luogo esclusivo e aperto alla speculazione, è ridotto ad un luogo semi-abbandonato e fallito che non si riesce neanche a svendere.
Porto Piccolo è costruito come un piccolo fortino con barriere e chiusure, pressoche deserto tutto l'anno, tranne qualche giorno, presidiato da guardie giurate e da commessi di negozi per lo più deserti.
Entrambi sono stati concepiti come enclavi chiuse, luoghi di case vacanze per attrarre investimenti speculativi. Entrambi sono come delle escrescenze che nulla hanno a che fare con i territori e con le popolazioni circostanti, se non per alcuni posti di lavoro nelle imprese di pulizia. L'uno è diventato un'escrescenza tumorale di cui non si sa che fare, l'altro ha buone probabilità di indirizzarsi sulla stessa strada.
Per il Porto Vecchio non possiamo compiere gli stessi errori. Bisognerà pensare ad un progetto basato su un concetto di apertura alla città, di partecipazione dei triestini, di ricchi contenuti capaci di attrarre, rivalutando il carattere popolare che il luogo deve assumere. Popolare non deve essere sinonimo di trasandato, volgare, brutto. Popolare deve significare vivace, frequentato, ricco di idee, aperto ai giovani.
E' soprattutto di questo che dovremmo iniziare a discutere.
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